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Quando guardo tutte queste stelle, è difficile credere che io sia davvero il centro dell'universo. Oh, ma tu lo sei, tesoro...

Archive

Dec
24th
Mon
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In effetti non avrei mai pensato che quella pereta di Felicia Parisi andasse in analisi.
— Diego De Silva, Non avevo capito niente
Dec
22nd
Sat
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Mi secca parlare del mio problema: ho timore di essere fraintesa.
— Roberta Scotto Galletta, Manicure corner
Dec
19th
Wed
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Stavo aggirando Kurtz come in un gioco da ragazzi.
— Joseph Conrad, Cuore di tenebra
Dec
16th
Sun
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15. A suo giudizio, gli esseri umani dovrebbero avere più spalle? ( ) Due paia di spalle? ( ) Tre? ( )
— Donald Barthelme, Biancaneve
Dec
8th
Sat
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Non conducevo mai nessuno a casa, e nemmeno lo desideravo. Una volta accompagnai una ragazza al cinematografo e, mentre la riaccompagnavo, ella mi chiese se poteva entrare a bere un bicchier d’acqua. Se avessi pensato che aveva davvero sete, le avrei risposto di sì, ma sapevo che fingeva perché desiderava, come tutti, del resto, vedere l’interno della casa. Le dissi quindi che avrebbe fatto meglio ad aspettare fino a quando non fosse arrivata a casa sua, ed ella allora ribatté: “Tutti sanno che Dolly Talbo è toccata, e lo sai anche tu.” Quella ragazza non mi dispiaceva affatto: pure le diedi uno spintone, ed ella mi disse che suo fratello avrebbe saldato il conto, come poi avvenne. Qui, all’angolo della bocca, ho ancora una cicatrice nel punto in cui egli mi colpì con una bottiglia di coca-cola.
— Truman Capote, L’arpa d’erba
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[…] era l’ultimo uomo al mondo a portare i baffi a manubrio senza alcuna intenzione ironica […]
— Owen King, La mia seconda moglie
Dec
6th
Thu
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Il sole era alto nel cielo e Harry sentì il suo calore attraverso l’apertura triangolare nel vetro infranto.
— Michael Connelly, Ghiaccio nero
Dec
4th
Tue
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Scemo. Allocco. Tonto. Pollo. Babbeo.
— James Ellroy, Perché la notte
Dec
1st
Sat
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Secondo me, quando si visita una tomba si hanno pensieri che sono, più o meno, i pensieri di tutti e che, a parte l’eloquenza, non sono molto diversi da quelli che vengono ad Amleto mentre contempla il teschio di Yorick. Non sembra ci sia molto da pensare o da dire che non sia una variante della frase: «Mille volte mi ha portato sulle spalle». Al cimitero, in genere, ti viene ricordato quanto siano gretti e banali i tuoi pensieri su questo argomento. Oh, puoi provare a parlare col defunto, se credi che questo possa aiutarti; puoi iniziare, come feci io quella mattina, col dire: «Be’, mamma…», ma è difficile ignorare – anche se riesci ad andare oltre le prime parole – che è come se tu conversassi con la colonna di vertebre appesa nell’ambulatorio dell’osteopata. Puoi fare promesse, raccontare le ultime novità, chiedere la loro comprensione, il loro perdono, il loro amore; o puoi scegliere l’altro approccio, quello attivo, puoi strappare le erbacce, distribuire meglio la ghiaia, toccare con le dita le lettere incise nella lapide; puoi persino inginocchiarti e mettere le mani direttamente sui loro resti: toccando la terra, la loro terra, puoi chiudere gli occhi e ricordare com’erano quando erano ancora con te. Ma nulla viene alterato da questi ricordi, se non che il defunto sembra ancora più distante e irraggiungibile di quanto lo fosse mentre eri in macchina dieci minuti prima. Se al cimitero non c’è nessuno che ti osserva, per far sembrare che il morto non sia morto puoi fare delle cose piuttosto strampalate. Ma anche se riesci a emozionarti quanto basta per avvertire la sua presenza, in ogni caso te ne vai senza di lui. Ciò che provano i cimiteri, almeno alle persone come me, non è che i morti sono presenti, ma che se ne sono andati. Loro se ne sono andati, e noi ancora no. Questo è fondamentale, e per quanto inaccettabile lo si afferra abbastanza facilmente.
— Philip Roth, Patrimonio
Nov
27th
Tue
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Porta la schiava, le ho detto. Siediti sulla schiava.
Non capisco, Edgar, ha risposto lei.
La schiava, la tizia! mi sono messo a gridare. Porta qui quella tipa del cazzo, pazza di stronza!
— Stephen King, Memoria